L’anima ha da sempre fornito la maggiore quantità di interrogativi all’uomo, il quale cerca dai tempi dei tempi di scoprire in che modo sia possibile raggiungere l’appagamento interiore non comprendendo che proprio il porsi continuamente tale problema risultava essere la causa principale dell’infelicità umana. Nonostante ciò non esiste un essere umano che non si ponga un quesito tale proprio per il fatto che la ragione non riesce ad accordarsi con il sentimento. Se lasciassimo decidere al caso quale sia il nostro destino, se potremo mai raggiungere o no questo tanto bramato appagamento,  forse non saremmo immersi in una perenne negativa tensione interiore che non ci concede la possibilità di concentrarsi su altri interrogativi più grandi del tipo “io chi sono?”. Alla mia età,  un’età complessa, un’età inseperiente, la domanda che quotidianamente mi pongo è proprio questa “io chi sono?”. Non riesco a trovare una risposta neppure scavando nella profondità maggiore della mia psiche. Non mi domando come possa raggiungere la felicità, ho compreso che essa viene da sé e nel momento meno aspettato, ma mi arrovello la mente e tutta l’anima nel cercare di capire chi diavolo io sia! Ho un progetto di vita da quando sono piccola, sono determinata e so cosa voglio, ma è davvero ciò che fa per me? Certo, ho capacità razionali e sono in grado di intendere e di volere quindi non dovrebbe essere sbagliato ciò in cui desidero trasformare la mia esistenza, ma, se ancora non riesco a trovare un aggettivo che mi descriva perfettamente come posso decidere cosa sia bene e cosa invece no per me? È tutto così confuso e misterioso e il mistero affascina ed entusiasma, ma se portasse a farmi perdere completamente la percezione del reale per condurmi alla ricerca esasperata di un essere che non mi appartiene? Tante volte è meglio allontanarsi dai problemi apparentemente irrisolvibili per intaccare in una soluzione ad essi inaspettatemente. E allora che senso ha tutto? Bisogna lasciar ogni cosa al suo corso? E far che? La mia testa urla. Il mio mondo crolla. Ed io non riesco a fermarlo.

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lovelyfsh:

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Ad un certo momento della tua vita ti rendi conto di quanto immenso possa essere l’amore materno. Sconfinato e senza freni. Spesso si entra in conflitto con i propri genitori, soprattutto in età adolescenziale, ma sulla soglia d’ogni nostro travaglio interiore, di qualunque violento scontro col mondo esterno,  è accovacciato l’amore materno con occhi pieni di emozione e un rapido sospiro. Un perenne senso di sicurezza ci avvolgerà e quando nel buio della nostra vita non riusciremo a scorgere appoggi saldi cui appigliarsi per alzarsi da ogni caduta vi sarà in qualunque momento, come un’ombra alla violenta luce del sole, la mamma. Ed è a questa meravigliosa donna che oggi vanno i miei auguri più cari.  Alla sua forza,  alle sue larghe spalle , alla sua pazienza, a quel meraviglioso amore materno che niente potrà distruggere. E mi rendo conto di non essere la figlia perfetta, anzi non son buona per nulla, ma sono comunque in grado di promettere a me stessa e soprattutto a lei di migliorare. Di crescere e di cercare in ogni mio istante la sua mano. Per avere aiuto nel rialzarmi dalle cadute quando avrò necessità e per sorreggerla, proteggerla e curarla quando avrà necessità.  Ti ringrazio così, versando parole, magari banali, su un aggeggio elettronico. Ti ringrazio pateticamente, ma ci metto tutto l amore che possiedo nell anima. Perché scrivere è mettersi a nudo. E io non so come meglio spogliarmi dinnanzi a te.
Mamma sei l’unica donna della mia vita. 

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Un po’ come i miei occhi in una notte d’estate, o le mie dita sulle tua labbra. Un po’ come il cenone di Natale, o anche come un bel sogno. Un po’ come tutto ciò che ti ubriaca di quel sentimento rosa e brillantini, che ti pervade l’animo per un impercettibile lasso di tempo e poi scompare, svanisce e crudelmente ti lascia sul ciglio della tua vita ad assaporare l’amaro della realtà.  E ora sono un po’ come i miei occhi in una notte senza stelle, o le mie dita a cercare invano le tue. Così, in superficie, sembra che ancora splenda la mia iride bruna; ma se poi guardi attentamente ti rendi conto che si tratta ancora di un ricordo splendido incastrato tra le palpebre e la realtà. Crolla ogni cosa. Sento la paura trafiggere la mia schiena come una lama avvelenata. E sopporto a stento tutto questo dolore. Crolla tutto e crollo io. Adesso crollo io.

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iam-a-kage:

Questo è il mio obbiettivo finale.
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